Ecco qui una delle mie prime fanfiction sulle tmnt. L'ho già postata nell'altro forum che frequento, ma sto pensando di allargarla un po'...mah! Intanto ditemi se vi gusta, tarta-fratelli e tarta-sorelle.
THE DARK INSIDE ME:
TWILIGHT
N.B:
grass.corsivo=Voce(pensato e parlato),
Corsivo = Leonardo(pensato)
Tap,tap,tap _ _ _
“Non ti voglio sentire mai più! Vattene, Leonardo! Non ho bisogno di te!”
Tap,tap,tap_ _ _
Buffo di come le cose più spaventose e intricate possano nascere da cose molto, molto stupide.
Leonardo scavalcò d’un balzo il cornicione dell’edificio e fece altrettanto con i due metri di distanza che lo separavano dall’ altro tetto. Saltava da un tetto all’altro con la disinvoltura datagli dai lunghi anni di allenamento, senza fermarsi né guardare in basso, troppo preso da altre cose per badare all’ altezza e alla pioggia .
“ Dannazione, Raph ” pensava
“ dannazione! Perché ce l’hai tanto con me? Non me ne fai passare una di giusta, cavolo! “ Effettivamente, da qualche giorno a quella parte Raffaello era sprofondato nell’umore più nero. Un altro dei suoi “baratri depressivi” , come li chiamava Donatello , sbuffando infastidito quando il fratello passava davanti al laboratorio , senza fermarsi a raccogliere eventuali fogli che urtava.
E come succedeva spessissimo in quei momenti, era appena finito un litigio di proporzioni mastodontiche per---
---per---
A pensarci bene, ormai si era pure scordato per cosa: una volta attaccato a parlare( o meglio: a urlare) , Raffaello non si fermava finchè non riteneva di aver detto abbastanza. In quell’occasione, appunto , poco prima di sbattergli la porta in faccia, aveva urlato a Leonardo di sparire , di non aver bisogno di lui.
In mancanza di meglio, Leonardo aveva preso il comando alla lettera, imboccando di furia il primo condotto capitato a tiro prima , e il tetto poi.
La fitta tra le costole si fece ancora più fastidiosa. Leonardo rallentò il passo , fino a fermarsi del tutto.
Si appoggiò al muretto che contornava il tetto su cui si era fermato, riprendendo fiato poco a poco: New York appariva come una distesa di luci, acciaio e vetro. La strada era distante, i rumori pure.
Finalmente un attimo di pace. Chiuse gli occhi, lasciandosi investire da un refolo di vento. La pioggia non lo disturbava , anzi.
Pace.
“O forse no.” Si disse , notando un movimento alle sue spalle.
" KYA!" un urlo, un lampo argenteo nell’ aria , un sibilo, e la freccia cadde a terra spezzata a metà. Leonardo strinse la mano attorno all’elsa della katana, pronto a estrarre anche l’altra in caso di necessità. Tra le ombre create dalla pioggia e dalla luce scadente del piccolo lampione piantato nel cemento distinse le sagome di sei soldati ninja che lo fissavano, i posizione d’attacco, pronti a combattere.
“ di bene in meglio: prima Raf , e adesso pure gli scocciatori di mezzanotte. Oookay, tanto devo ancora fare i miei kata, tanto vale riscaldarmi un po’ ” con un movimento secco, sguainò la katana ancora nella custodia ; la posa d’attacco gli veniva spontanea , ormai: in diagonale; gambe divaricate , la sinistra avanti , la destra dietro , leggermente piegata. Katana destra in orizzontale davanti. La sinistra puntata verso terra.
Il capo dei ninja si fece avanti , squadrandolo torvo:- Sei capitato tu come cavia , dunque? La Somma Karaji sarà soddisfatta da ciò.
"Di che stai parlando?" replicò Leonardo , gelido.
Dietro la maschera , il ninja sogghignò:- non puoi capire. sei solo un mostriciattolo insulso, nato nell’ignoranza e che vive nell’ignoranza. E ora nell’ignoranza morirai! SHINÈ!!! – ( Trad: muori! Nd autrice)
Il ninja scattò in avanti. La tartaruga non si mosse , la mente che lavorava a cento, il cuore che martellava contro lo sterno come un pistone impazzito.
" Hayaku. " si limitò a sibilare " avanti. "
La katana del ninja mirò al fianco di Leo, che con un movimento fluido lo schivò, intercettando la katana. Incrociò le lame, opponendo resistenza alla spada del foot soldiers, eseguì un rapido quarto di giro , gli sferrò un calcio allo stomaco e cominciò a contare.
“Uno.”Altri due ninja gli arrivarono addosso con foga. Erano principianti, lo poteva intuire dalla presa senza forze sulla katana.
“
due,tre.” Parata e attacco, parata e attacco, il corpo teso nello sforzo, ogni singolo muscolo come un fascio di nervi. L’acciaio sibilava nell’aria .
“quattro.” l’ennesimo ninja finì contro la paratia di un comignolo e cadde privo di coscienza. Leonardo non si fermò , mulinando le katana così velocemente da farle baluginare sotto la pioggia.
“cinque.” si bloccò per un attimo : ne mancava uno.
"Sei." scandì una voce beffarda alle sue spalle . Leonardo si girò appena in tempo per vedere l’uomo ,che brandiva un fucile.
Il colpo gli arrivò in pieno sotto al mento e lo sbattè con forza contro il cemento del tetto.
“ Maledizione, mi sono fregato da solo!” inarcò la schiena , tossendo uno spruzzo di sangue. Cercò a tentoni la katana, ma il ninja la spinse via con un calcio :" Troppo tardi, rettile. " ghignò. " fine dei giochi. "
Leonardo ebbe appena il tempo di scorgere un’ombra scura piombare sul ninja dall’alto, prima che il dardo metallico gli si piantasse poco sotto la giugulare .
Tutto si dissolse in una miriade di bolle , come in un sogno.
Buio. Oscurità.
Dove sono? Che è successo?Per quanto si girasse, riusciva solo a scorgere buio su buio, nero pece, senza una sola nota di luce. Un buio che faceva paura, carico di dolore, come avere un cerchio troppo stretto intorno la fronte .
Ora ricordo: mi hanno sparato--- e poi? Sono morto?Una pulsazione dolorosa gli percorse il corpo .
No---riesco ancora a sentire. Sono ancora vivo.-Uccidili.Una voce fredda trapassò l’oscurità come una lama arroventata. Aveva un che di viscido, di insano, malvagio.
Chi sei? Che cosa vuoi da me?- Voglio ciò che tu vuoi. Voglio che ti possa prendere una rivincita su coloro che fino ad oggi hanno finto di volerti bene. Voglio che li uccida tutti, fino all’ultimo. Sono qui per te.Non capisco--- uccidere ? Che accidenti vai blaterando?- non fare lo stupido. Sottomettiti a me--- insieme , uccideremo quei traditori che tu chiami fratelli , e potremo governare il mondo… pensa , leonardo: il mondo intero. E sarà tuo, se lo vorrai. Solo tuo, e di nessun’altro.I---i miei fratelli --- no. No. sparisci, voce. Non ho bisogno di te . E non me ne può fregar di meno del governare il mondo e tutte le altre idiozie. Vattene. Lasciami stare.- stupido ! sei uno stupido, moccioso !!- ringhiò la voce. Il dolore si intensificò , sempre più forte e bruciante, fino a farlo gridare "
– stupido. Avresti potuto diventare invincibile , e invece hai deciso di resistermi--- ma non durerà per molto, te lo assicurò! Ucciderai i tuoi fratelli, che tu lo voglia o no! Ti costringerò! Basta ! Smettila !! Smettila !! La voce rise:"
ricorda le mie parole, ragazzino: non ti darò tregua, finchè non ti piegherai al mio volere… e ti conviene arrenderti in fretta, se non vuoi provare molto, molto dolore.VATTENE ! LASCIAMI IN PACE !!!
VA VIA!!" VA VIA!! VA VIA, LASCIAMI STARE !!!!
" Leo, calmati !! Leo ! " Donatello scosse il fratello per una spalla " sono io ! "
Leonardo spalancò gli occhi di scatto, tremante , il fiato grosso come se avesse corso fino a quel momento. La bocca secca gli doleva a ogni respiro. Lanciò un ‘occhiata intorno : le pareti , la coperta--- la sua stanza. Nessuna traccia di buio, dolore o voci assatanate.
“Era solo un incubo. “ fu il suo primo pensiero.
“ nient’altro che un incubo. “"Leo, cavolo! " sbottò Donatello , in piedi di fianco a lui " mi hai fatto beccare un infarto! Che hai sognato, si può sapere? urlavi come se ti stessero scannando vivo!"
leo fece un cenno vago della mano : "Dove sono?" tagliò corto.
La voce sarcastica di Raffaello gli fece capire che c’era anche lui:- a casa, scemo--- dove dovresti essere?
Leonardo respirò a fondo: " Che è successo? "
" Ti hanno sparato. E se non fosse stato per Donatello, a quest’ora saresti già all’altro mondo." replicò Raffaello, secco. Guardava un punto sulla parete, evitando di fissare il fratello negli occhi.
Don:- piantala, Raf.
Raf:- No! Ringrazia che non ci sia Splinter, altrimenti adesso ti saresti già beccato una predica lunga un km!
Don, infastidito, si rivolse nuovamente al fratello maggiore disteso sotto le coperte: " hai 38 e mezzo di febbre, quindi per un po’ cerca di restare tranquillo.
Raffaello imboccò la porta con uno sbuffo, a passo di marcia, seguito da Donatello che si richiuse l’uscio alle spalle.
Leonardo aspettò di sentire l’eco dei passi spegnersi in lontananza, prima di buttare in parte le coperte, al primo tentativo di alzarsi capitolò a terra , incapace di sostenere il proprio peso. Ci vollero tre tentativi a vuoto , perché riuscisse a stare diritto, e nonostante tutto barcollava. Si sentiva la testa pesante e bollente .
Percosse il corridoio appoggiandosi al muro, la gola sempre più riarsa, fino a raggiungere la porta del bagno.
Si infilò a fatica nel cunicolo della doccia, senza togliersi ginocchiere , cintura e fascia, e girò la manovella , lasciando che l’acqua fredda portasse via parte del calore febbricitante del suo corpo--- e l’incubo in cui era incorso.
Ma il peggio doveva ancora venire.
Passarono i giorni. La febbre non diminuiva, e dopo la prima notte tutto sommato tranquilla, gli incubi e la Voce erano tornati a tormentare Leonardo anche nei pochi attimi in cui la febbre lo lasciava in pace. Ormai la Voce era diventata compagna incessante dei momenti di solitudine. Restava, si infiltrava nei ricordi , sfogliandoli uno per uno come in un Album, estendendo i suoi tentacolo urticanti in ogni appiglio che riusciva a trovare. Era come se un ‘altro Leonardo si fosse formato dentro la sua mente, e ora lottava con l’altro per imporsi e comandare. Leo resisteva nonostante tutto , ma la febbre e la stanchezza diminuivano sempre di più le sue resistenze.
Fino a quella fatidica sera---Quella sera, la prima da un po’ di tempo, la Voce non gli aveva più parlato, e leonardo cedendo del tutto al sonno si era addormentato, lasciando completamente abbassate le difese.
Si svegliò di soprassalto. Sotto la pelle madida di sudore, i muscoli erano tesi allo spasimo, pronti ad agire.
Il mio corpo!! il mio corpo non risponde! Te l’avevo detto che prima o poi avrei preso il controllo su di te,mio piccolo Leonardo--- cantilenò la Voce, sibillina, beffarda. Era improvvisamente lucido, la febbre sembrava svanita nel nulla.
Lo senti? Niente più dolore, niente tremiti, niente febbre. Potrei farti sentire così sempre, se solo tu accettassi di sottometterti.Nell’unico angolo di mente rimasto libero dalla Voce, Leonardo imprecò contro se stesso e contro quella diavoleria.
Preferisco morire piuttosto che servirti! Questo lo sapevo già… sei ostinato, devo ammetterlo. E coraggioso. Non mi aspettavo che avresti resistito tanto. Sfortunatamente per te, però, ora ho preso il controllo su di te… e non intendo mollare tanto facilmente! Leonardo si alzò lentamente, come un’ automa . Era una sensazione orribile, come se mente e copro fossero due cose totalmente separate. Per un attimo provò la paura di poter disperdersi nell’ aria, ma la Voce lo teneva legato a sé, avvinto tra le sue radici, e non c’era verso di liberarsi.
Che vuoi fare ?Lo sai benissimo che cosa voglio fare, te l’ho già detto: non fingere di essere stupido.Protese la mano destra alle custodie delle katana , appese alla parete poco più in la del letto; senza perder tempo a prendere anche i foderi, sguainò direttamente le katana e si avviò a passo deciso verso la prima luce che vide : il laboratorio .
Donatello alzò lo sguardo dai fogli zeppi di calcoli quasi subito . Aveva le occhiaie, segno di un altre notte in bianco : " Ehi, ti sei ripreso finalmente !" lo accolse.
Don ! N --- no ! scappa! Va via !! Non ti servirà a nulla agitarti, ragazzino . Il tuo corpo mi appartiene . Donatello scappa !!!Sta zitto !VA VIA !!! la Voce lo stava soffocando.
" L-leo che vuoi fare ? Leo ? Le -GYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH !!! "
L’urlo di dolore di Don percorse tutto il rifugio. Raffaello non ci mise molto ad arrivare , e ciò che vide gli raggelò il sangue nelle vene.
Donatello era per terra, mezzo accasciato contro la scrivania , un fianco che spargeva sangue scarlatto sul pavimento .
E Leonardo dritto, in piedi , che lo fissava gelido, senza battere ciglio di fronte alla sofferenza del fratello.
Raph senti una collera cieca montargli dentro:- CHE COSA HAI FATTO??- urlò.
Leonardo si voltò, scoccandogli un’occhiata fredda, dura :" Se non fosse per te, a quest’ora l’avrei ucciso " disse con calma " il prossimo sarai tu . "
“Questo non è Leonardo . Non può essere lui .” pensò Raf . La mano gli corse al sai.
Donatello !!! Don !!! Tu sia dannato, maledetto !! M-mio fratello, che hai fatto ? Che gli hai fatto !??Ti avevo detto di stare zitto, idiota.Don gemette:- R- raph , va via ! Leo non è in se! va via! Va via, ti ucciderà !
Raffaello , pur riluttante, si mise in posizione d’attacco:- Chiunque tu sia- sibilò, un lampo minaccioso negli occhi- ti giuro che ti farò pentire di ciò che stai facendo a Leo!
" questo è tutto da vedere " fu la risposta. " Ma non adesso . "
Con un grido di rabbia , Raf lanciò un sai contro Leonardo per fermarlo, in un ultimo tentativo, ma la tartaruga lo deviò con un colpo di katana, prima di correre via lungo un condotto per l’esterno.
*_*_*_*
Ti sei dato una calmata, ragazzino? ti pare ancora così difficile, uccidere i tuoi fratelli? L’hai visto no? Raffaello era pronto ad attaccarti. Nel pugno di pensieri in cui era chiuso, Leonardo non rispose. Le immagini di se stesso che feriva donatello si susseguivano come fotogrammi in un senso di gelo. A malapena si accorse che la voce stava guidando il suo corpo verso il grattacielo del clan del Piede, e lo stesso non ci fece caso , neppure quando infranse una finestra, rotolando all’interno della sala. Davanti a karaji. La Voce si ritirò con uno scatto repentino, lasciandolo di nuovo padrone di se.
La donna sorrise:- Ti aspettavo, leonardo.
Fu l’ultima cosa che sentì.